Il Codice Segreto dei Gong Planetari - Nei Dan Gong - Naturopatia e Armonie Sonore per il Benessere

Nei Dan Gong
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IL CODICE SEGRETO DEI GONG PLANETARI
La Matrice Divina del Simbolismo Alchemico e il Linguaggio Nascosto degli Archetipi
di Gianluca Nani e Angela Noli
 

Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare il miracolo di una cosa sola.  
(Tratto dalla Tavola di Smeraldo di Hermete Trismegisto)
 
Il termine Simbolo deriva dal greco Symbolon “segno di riconoscimento”, ed è la manifestazione di qualcosa che non proviene solo dalla mente e dall’attività razionale, ma è un linguaggio raffigurativo, pieno di informazioni che rivelano aspetti della realtà preclusi a qualsiasi altro mezzo di apprendimento. Il simbolo ha la proprietà di condensare in un termine tutte le influenze del mondo interiore e le forze istintuali e spirituali all’interno di ogni individuo. La sua valenza è equiparata a quella del mistero e, coincidendo con il tutto, tende a diventare il sacro nella sua pienezza, infatti in tutti i culti ha una importanza fondamentale poiché è il segno di idee non visibili, proprio come lo sono quelle del mondo divino.  Perciò non è sbagliato considerare il simbolo come l’espressione del legame non reciso tra il Creatore e la Creazione.
 
Il simbolo, forte della sua prerogativa di penetrare il relativo attraverso l’assoluto e il finito, offre all’uomo la possibilità di ascoltare la voce di Dio attraverso l’infinito.
Ognuno di noi utilizza i simboli, ciascuno con modalità diverse, ma sono comunque il filo di Arianna che conducono nel labirinto della vita, danno un aspetto reale alla fantasia, ai sogni, stimolando progetti e modellando idee. Con naturalezza inducono a ritrovare le vie dell’immaginazione, guidano verso l’ignoto, rivelano i segreti dell’inconscio e, aprendo le porte della percezione dell’universo spirituale, conferiscono all’esistenza il suo significato segreto.
 
Il simbolo collega l’universale all’individuale.
Un simbolo non significa, ma evoca, focalizza e concentra, in modo eclettico, una varietà di concetti che non si riducono a un solo e unico significato, ma spazia nei territori più nascosti e profondi dell’uomo che riesce ad afferrare così, ciò che non sarebbe esprimibile e fa sbocciare dentro di sé una riflessione interiore.
Al giorno d’oggi, in modo quasi ossessivo, tramite la pubblicità, la politica e la religione, il simbolismo è entrato nella quotidianità del linguaggio e dei modi di dire, circondando l’esistenza di messaggi che collegano pensieri e significati.  Sappiamo anche che i simboli condizionano gli uomini che li utilizzano, cosa che può avere conseguenze pesanti e, non dimentichiamolo, portare a crudeli sofferenze.
 
Viviamo in un mondo di simboli, o meglio un mondo di simboli vive in noi.
Per C.G. Jung il simbolo non è una metafora né un semplice segno, ma un’immagine adeguata a indicare il meglio possibile la natura oscuramente intuita dello Spirito; dove lo Spirito ingloba conscio e inconscio, concentra le produzioni creative dell’uomo, colora le attività intellettuali, immaginative ed emotive. Il simbolo non racchiude né spiega nulla, rinvia al di là di sé stesso verso un senso ancora al di là, inafferrabile, che nessuna parola conosciuta potrebbe esprimere in modo adeguato. Il simbolo svela e nasconde allo stesso tempo.
Ammetteva l’esistenza di un patrimonio comune di forme originarie, che chiamò Archetipi, una possibilità formale di riprodurre delle idee simili o almeno analoghe. Per Jung gli Archetipi erano uno strumento utile per la lettura del pensiero simbolico, poiché sosteneva che si manifestano come delle strutture psichiche quasi universali innate o ereditarie, simile ad una coscienza collettiva che si esprime attraverso simboli particolari e carichi di una potenza energetica illimitata.
 
Il Simbolo rivela celando e cela rivelando. Se il termine segreto divenisse noto, il simbolo si estinguerebbe.
Mettere in luce la natura del simbolo, condensandolo in una sola immagine, trascende il tempo, le situazioni individuali e le circostanze, aggregando realtà differenti e collegando l’uomo alla sua essenza e all’universo. Il linguaggio simbolico risiede in una continua alternanza tra interno ed esterno, come un cristallo che restituisce la luce diversamente a seconda della sfaccettatura che la coglie.
Così si può dire, senza incertezze, che il simbolo abbia uno spontaneo potere di risonanza che richiama ad un approfondimento della propria esistenza, operando un cambiamento dell’essere. Non limitandosi a provocare una risonanza, impone una trasformazione profonda, un salto vibrazionale, considerando che il simbolo esprime il mondo percepito come l’individuo lo sente, non secondo la sua razionalità, ma a livello inconscio, divenendo così la matrice per allinearsi con le forze cosmiche dell’Universo.
Anche il simbolismo alchemico è espresso con un linguaggio per molti versi impenetrabile nel quale termini tecnici vengono occultati con nomi bizzarri nonché una miriade di simboli che allude ai processi alchemici. I simboli delle sostanze usati nella chimica moderna sono dei semplici contrassegni, mentre quelli alchemici sono simboli in senso pieno, basati cioè su una rigorosa analogia fra simboleggiato e simboleggiante, incisa in una griglia di corrispondenze fra macro e microcosmo.
 
Il principio da cui partirono gli alchimisti fu TUTTO È UNO.
L’Alchimia, chiamata anche “Chimica di Dio”, deriva dall’arabo al-kimya, al è l’articolo, kimiya invece starebbe a significare sostanza liquida o semisolida, indicante il metallo fuso così come la linfa delle piante e anche l’umore che circola all’interno dei corpi degli esseri viventi, taluni invece sostengono che deriva dal termine egiziano khem che significherebbe Egitto e ancora terra nera. Si pensa abbia origine nei primi secoli dell’era cristiana, ma essa si manifestò già dal V secolo A.C. sotto forme mitologico-religiose con i filosofi greci così come in Oriente.
Per molto tempo fu appannaggio di pochi storici della chimica, bisognerà attendere i lavori di C.G. Jung affinché l’alchimia torni a essere studiata nelle università ed è grazie a lui che non sarà più considerata antenata della chimica, ma un sapere profondo che riguarda l’uomo e che pretende di metterne a nudo la natura più profonda. Si può quindi dire che l’alchimia è una scienza spirituale nella quale religione, filosofia e tecnica di laboratorio coesistono e si identificano, poiché l’Alchimista costituisce il nocciolo di un’antichissima Tradizione sapienziale e operativa al tempo stesso chiamata Universale perché rintracciabile in ogni epoca e in ogni parte del mondo e che sarebbe alla base delle stesse religioni.
 
La realizzazione tangibile dell’Alchimia è chiamata OPUS ALCHEMICO – GRANDE OPERA.
Gli alchimisti sostenevano che tutto quanto è presente sulla Terra esiste anche in Cielo e che i metalli non fossero altro che vari livelli di evoluzione della materia. Per questo essi sapevano che all’interno di un laboratorio si sarebbero potute creare le condizioni per produrli, migliorando lo stesso processo. I testi alchemici orientali asseriscono in maniera del tutto esplicita che esistono due tipi di alchimia:
WAI DAN – VIA ESTERNA s’intendono tutti quei procedimenti di laboratorio per mezzo dei quali l’alchimista cerca di arrivare a produrre delle medicine particolari o addirittura l’oro alchemico, che secondo i taoisti è diverso da quello volgare.
NEI DAN – VIA INTERNA il laboratorio dell’alchimista è il suo stesso corpo e tutte le sostanze di cui ha bisogno per la sua Opera sono già presenti in lui. Si capisce bene come tutti questi procedimenti implichino anche un lavoro sulla propria fisicità e sulla propria energia oltre al lavoro prettamente psichico.
 
La disposizione d’animo dell’alchimista è un elemento fondamentale dell’Opera stessa.
Era proprio la duplice attenzione alla propria interiorità ed esteriorità dell’Opera che proiettava l’alchimista in una realtà sincronistica, scoprendo così che egli mutava insieme alla materia che stava lavorando e i simboli con cui descriveva il processo cominciavano ad agire dentro di lui; avveniva così una purificazione che lo poneva al centro del Cosmo e lo spingevano a porsi nuove domande. Il fine è quello di trasformare la propria forza creativa caduta in basso, all’altra estremità della colonna vertebrale rispetto al cervello, per raffinarla (quintessenziarla) e riportarla in alto, verso il cervello. In questo modo anch’esso diverrà creativo.
L’applicazione pratica allo stato di benessere dell’individuo prende il nome di Spagyria, una tecnica di elaborazione di materie provenienti della natura, allo scopo di potenziare in massimo grado le virtù dei loro principi attivi.
 
Corrispondenze e armonie si ripercuotono ovunque.
Il mito della creazione narra che quando l’umanità fu formata furono utilizzati sette tipi di esseri umani (sette come le sfere planetarie e le virtù ricevute) ed ogni tipo di essere era androgino. A lungo andare però la pesantezza della materia terrena contaminò la lucidità del suo intelletto e l’uomo cominciò così a corrompere la natura terrena facendo cose sbagliate. Il Creatore gli aveva dato il permesso di creare, non quello di rovinare il creato e per castigo lo divise in due, separando il maschio dalla femmina.                       
Con tale separazione però le sette virtù andarono perdute.
Il mito ci serve per ritrovare l’analogia tra il Cielo e la Terra e ce ne ricorda l’affinità totale. Tutto ciò che succede in una zona celeste, succederà anche nelle cose che, sulla Terra, si trovano sotto la sua “influenza”. Poiché tutto il cosmo è vivente, tutto è uno, va di conseguenza che se una parte degli esseri del cosmo manifesta la qualità essenziale della vita, allora vuol dire che in qualche modo speciale, ogni parte del cosmo è piena di vita, metalli compresi. Questo pensiero era molto diffuso tra i Caldei, che consideravano esclusivamente i sette pianeti, visibili a occhio nudo e classificavano l’intero creato all’interno della Sequenza Caldaica.
I Caldei, considerati i primi grandi astronomi del mondo antico, utilizzavano la Sequenza Caldaica che si rifà espressamente alle antiche concezioni celesti e che è stata spiegata dal noto astronomo del II sec. D.C. Claudio Tolomeo. Non sfuggì alla loro attenta osservazione del cielo che i pianeti stabilivano una concreta connessione interiore simbolica. Per classificare le varie forme di energia usarono le caratteriste e i nomi dei pianeti, collegando le specifiche energetiche di ciascun pianeta alle identiche funzioni presenti nell’individuo, rintracciando in ogni organismo e in ogni sua parte l’azione del macrocosmo. Ritrovarono quindi la funzione originaria della manifestazione simbolica dei Principi Universali che si manifestano in Funzioni Archetipiche. Le relazioni simboliche fra pianeti o zone del cielo, metalli, parti del corpo umano, personalità e tipologia, malattie, divinità, pietre e gemme, piante, animali, colori, note musicali, luoghi, sapori e cibi sono giunte fino ai giorni nostri.

Da questo punto di vista, è semplice concepire che una sola e identica Forza Intelligente crea il Sole nel Cosmo, il Cuore nell’Uomo e l’Oro nella Terra.
Le diverse parti del corpo sono governate dalle energie planetarie, e rispondono positivamente se stimolate con quello stesso tipo di energia e informazione. Paracelso diceva: non vi è un solo potere invisibile nel cielo che non trovi il suo principio corrispondente nell’intimo cielo dell’uomo; tutto ciò che è sopra, agisce su ciò che è sotto, e questo reagisce al primo.  Questi simboli sopravvivono nell’uomo moderno, ed esercitano ancora una forte influenza sulla sua psiche, attivando tutta una serie di risposte emotive, spirituali e di pensiero. I simboli dei pianeti sono immagini attraverso cui l’uomo fin dall’antichità ha voluto esprimere dei contenuti altrimenti inesprimibili. Per gli antichi, i pianeti e gli astri rappresentavano l’incarnazione di una forza spirituale che si esprime sia all’esterno, nell’universo (macrocosmo), sia all’interno dell’uomo (microcosmo).
 
I simboli dei pianeti sono dei segni che danno un’indicazione della presenza e della quantità di Sole, Luna, 4 Elementi e Fuoco (visto come elemento trasmutante) all’interno degli Archetipi Planetari.
I sette pianeti Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno simboleggiano quindi sette energie primarie che si manifestano a tutti i livelli dell’esistenza. Secondo le Tradizioni, le vibrazioni energetiche attraversano il mondo e i regni cercando corrispondenze armoniche senza curarsi della loro appartenenza a questo o a quel mondo, regno o individuo, poiché le cose che vediamo non sono i principi attivi, ma solo il corpus che li contiene; le forme sono, per così dire, il veicolo dei poteri. Il tipo di “forze cosmiche” le possiamo trovare in varie forme, tra cui nei metalli, e indica che oltre alla legge di causa-effetto, vi è un altro modo di leggere la realtà e gli eventi, e attraverso le analogie e le similitudini troviamo il famoso filo comune che lega cose apparentemente diverse, come le piante, i cristalli, i colori e perfino il cibo.
È la legge della risonanza, che unisce le cose simili e che è alla radice di ogni fenomeno dell’esistenza in un modo nuovo ed innovativo che utilizza le forze cosmiche dei Pianeti e dei simboli a loro collegati. Secondo la Tradizione ai metalli sono associati uno o più Pianeti guida: infatti, ognuno è portatore di una particolare energia e vibrazione.
 
Nulla è in quiete, tutto vibra: la Frequenza Divina dei Gong Planetari.
I Gong sono considerati magici da molte civiltà, infatti erano usati per guarire i malati, per scacciare gli spiriti maligni, per evocare gli elementi e anche come fonte primaria per raggiungere stati di coscienza non ordinari, condizione questa necessaria per ottenere intuizione e ispirazione.
Il Gong era anche un simbolo di prosperità e veniva usato come valuta, molti Prìncipi e Capi dimostravano infatti la loro ricchezza e il loro rango attraverso il Gong che possedevano. Inoltre, il Gong ha recitato un ruolo importante nelle cerimonie, nei rituali e nei viaggi interiori di tutte le popolazioni della Terra. Infatti, i principali rituali riguardanti nascite, matrimoni, iniziazioni e morti, erano accompagnati dal risuonare del Gong più che un semplice strumento musicale, è un agente di trasformazione, infatti quando viene suonato il Gong il Corpo, la Mente e lo Spirito cambiano. Al giorno d’oggi, in varie parti del mondo viene utilizzato per trattamenti olistici all’interno degli ospedali, hospice, nelle scuole e nelle prigioni, nelle cerimonie rituali e anche in concerti sia per alleviare lo stress che per produrre benessere a tutti i livelli, riportando pertanto alla memoria questa antica pratica così come la utilizzavano nell’antichità.
 
Il Suono del Gong è una riproduzione del Suono Primordiale della Creazione.
Ogni volta che si riceve il Suono del Gong viene ricordato alla Coscienza “da dove veniamo”, viene stimolata la “presenza” a noi stessi, si ricevono informazioni che indicano “dove stiamo andando”, permette di creare, di viaggiare ed entrare in vari stati di realtà trascendente, raggiunge i livelli profondi dell’Essere e consente di riconoscere gli aspetti dissonanti nella vita e riportare l’armonia. Le cellule vengono massaggiate e irrorate di energia benefica favorendo uno stato di benessere dopo aver ricevuto solamente 45 minuti di suono, poiché attiva i meccanismi di autoguarigione e consapevolezza individuale.
Il Gong viene conosciuto in occidente a fine anni ’60 tramite Yogi Bhajan, padre dello Yoga Kundalini che si era trasferito dall’India negli Stati Uniti per diffondere la sua pratica, di cui il Gong era ed è parte integrante. Alle sue lezioni partecipava anche un giovane attore americano di nome Don Conreaux. Fu proprio quest’ultimo a intuire che il Gong, grazie al potente Suono che genera, poteva divenire il centro di una pratica innovativa e determinante per l’evoluzione della coscienza. Nascono così le sessioni di “Gong Bath” ossia i Bagni di Gong.
Allo stesso tempo, in Germania, un geniale matematico e musicologo Hans Cousto elabora un algoritmo dove trasforma l’orbita dei pianeti in un suono specifico misurato in Hertz e udibile all’orecchio umano. La sua fu una scoperta sensazionale che rivoluzionò il modo di produrre musica. Le frequenze calcolate da Cousto, vennero applicate con successo ed entusiasmo dall’azienda Paiste, mediante l’intuizione di Don Conreaux che creò appositamente un reparto di ricerca e sviluppo dove insieme sperimentarono i suoi calcoli e le sue intuizioni, facendoli diventare concreti nella moderna forma dei Gong Planetari.
 
Alchimia Sonora con i Gong Planetari per riconnettere le vibrazioni dell'Universo dentro ognuno di noi
I Gong Planetari intonati sulle frequenze dei singoli pianeti permettono di sintonizzarsi con gli Archetipi Planetari facendo così sperimentare l’Armonia delle Sfere, la famosa idea di Pitagora.
Utilizzare i Gong Planetari seguendo la Sequenza Caldaica degli antichi astronomi Caldei permette la riconnessione con le Forze Cosmiche dei Sette Pianeti visibili in cielo, riallineando, per analogia, tutto l’essere e permettere all’organismo di ritrovare e riappropriarsi della funzione dei simboli archetipici. Il suono dei Gong con le sue vibrazioni armoniche avvolge il corpo, lo libera dalle tensioni ordinarie, predisponendolo all’elaborazione in armonia con i cicli del cosmo che lo porterà a vibrare nella frequenza archetipica di quel determinato pianeta e simbolo.
 
Sintonizzarsi con la Matrice Universale.
I simboli e le frequenze tramite le onde sonore dei Gong Planetari potranno cullare, trasportare in luoghi sconosciuti o semplicemente accompagnare in un rilassamento profondo rigenerante. Il nostro corpo vibra, tutti i nostri organi vibrano ed in armonia con il suono dei Gong Planetari tutto ciò diventa un metodo naturale per ritrovare il benessere, tonificare il fisico, rilassare la mente, innalzare la coscienza e lo spirito, regolarizzare le onde cerebrali e attivare processi di sincronizzazione degli emisferi, riparare la struttura del DNA proteggendo i telomeri e rallentare così l’invecchiamento, stimolare la creatività e la ri-scoperta dei propri talenti interiori.

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